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"Che cos'è un mostro? Così, su tre piedi, non saprei rispondere" (Fletto i muscoli e sono nel vuoto).






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La cioccolata invece da Zanzibar

lunedì, 19 maggio 2008

Orbene, il treno per il Darjeeling è piuttosto in orario, sebbene il titolo crei grossi dilemmi negli avventori, che inesorabilmente sbagliano sala, tariffa e anche pronazione.

In compenso, il set da viaggio è vuoto a perdere, alla fine, e sospetto di pubblicità, all’inizio. L’elaborazione grafica si fa via via meno elaborata e la fotografia più filologicamente corretta e reale (di ampio respiro, come l'India merita), tanto che quasi si perdona la crudeltà degli eventi e di rapporti genitoriali immaturi.

Peraltro, già il corto lo lasciava presagire, mai fidarsi di uno scrittore che è un dattilografo autobiografico (con tendenze ben riuscite alla Fonzarelli).

Ah, i treni possono perdersi di vista.

Todomodo ha postato alle maggio 19, 2008 14:57

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cinema, film, arte

Pop art e

mercoledì, 14 maggio 2008

Ecco, lo sapevo, le brutte notizie non possono mai giungere sole, ahimé.

Ad ogni modo, la questione è un’altra, ed è un peccato, perché senz'arte n'è parte (e i risultati si vedono).

Come si fa (dico a livello di opinione pubblica, quella che in un paese vassallo, come il nostro, non esiste) a bilanciare gli strali di grillo ed altri contro la “casta” col rimaner silenti di fronte all’uso feudale della tv di chi è al governo? Il diritto di cronaca riguarda solo le partite di calcio? Ma, soprattutto, considerate le “reazioni del mondo politico (bufera, polemiche, chi è il mandante? Moriremo tutti?”, l’opposizione è per caso rimasta fuori dal parlamento? Mi sa di sì.

Peraltro, qualcuno mi spieghi come si fa a confondere (strumentalmente, "spero", perché se c'è convinzione, nel dichiarar certe cose, moriremo democristiani - e ignoranti) i politici col diritto di critica dei giornalisti, e anche dei cittadini. Se ho ben capito l'equazione, se scrivo che il riporto di schifani mi par sospetto perché ha cambiato verso, ho un mandante politico dietro, o un fine politico. Vassallaggio: i privati non mettano il naso negli affari degli onorevoli.

(Ah, non c'entra nulla, ma un settantaduenne - quindi in età pensionabile, avendo 72 anni - che usa i !!!! come un ragazzino di 7 anni e mezzo!!!! per tampinare le compagne di banco, mi fa un pochetto impressione!!!!!!)

Todomodo ha postato alle maggio 14, 2008 10:41

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arte, barbarie, lestofanti

Pesce d'aprile (o)maggio

giovedì, 08 maggio 2008

Se questa è la squadra di governo, si offenderà qualcuno se dichiaro che preferisco la squadra del Frosinone? Mi sembra più competitiva.

Todomodo ha postato alle maggio 08, 2008 11:55

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barbarie

L'insostenibile idiozia delle parole idioti

mercoledì, 07 maggio 2008

«Di che cosa meravigliarsi? Non si lamentino quelli della sinistra se sono fuori dal Parlamento, sono portatori di posizioni non dico estremiste ma minoritarie, tanto da non raggiungere il quorum per essere presenti in Parlamento»

 

Allora, mi si perdonerà. In una fase in cui persino l’idea del Medio Evo risulterebbe troppo evoluta, a livello sociale, non mi soffermo né sulla barbarie di un’uccisione per pura idiozia belluina reiterata (e vile), né sulle rivolte di massa contro la “legge”, né sulle bandiere sputacchiate (pardon, bruciate, ma anche sputacchiate, a volte), bensì su una sciocca frase di una persona purtroppo non superflua (e questo risulta un mistero, ai più).

Il fatto è che discutere della gravità dell’intervento in sé è quasi ridondante, tanta è l’idiozia che manifesta e autodenuncia (complimenti per il coraggio), e per certi versi troppo retorico; piuttosto, questa sciocca frase (estrapolata da un contesto ancora più sciocco) è un indice davvero esemplificativo delle modalità con cui si lasciano andar parole al vento. Puro auditel. Non è più (o non è mai stata) la ragionevolezza ad essere indice di fattibilità per un concetto/discorso, bensì il gradimento. Semplificando, Fini può parlare perché è stato votato, quelli della Sinistra Critica non hanno abbastanza voti e non possono parlare. Il fatto che dicano o non dicano cose corrette è completamente irrilevante.

A questo punto, mi aspetto che una giuria basata sul gradimento stabilisca il livello di rilevanza pubblicitaria dei nostri amati ometti impolitici, di modo che si possa sfruttarne i cm liberi per piazzarci su i cartelloni più adatti. Ovviamente, mentre la Sinistra Critica non avrà neppure una richiesta, il buon fini potrà pregiarsi di piazzar sulla propria testa la pubblicità di un prosciutto. Che sia buono, non conta, basterà che superi il quorum.

Todomodo ha postato alle maggio 07, 2008 12:57

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barbarie

Geni-tliaci

martedì, 06 maggio 2008

C’era una volta un compleanno un po’ troppo dispettoso. Capitava sempre nel momento sbagliato: durante un litigio, durante una bevuta, durante un turno in piscina. Capitava e diceva “orsù, mi si rendano i dovuti onori”. Ma non c’erano onori, intorno, bensì oneri su oneri, come si confà a questo tempo impaurito e insicuro. Erano venti di guerra, a volte ventuno.

Il compleanno era perciò mogio e incupito, e quindi si impegnava a dar fastidio quanto più possibile. Toglieva le tovaglie dalla tavola imbandita; strappava gli angoli dei libri; scordava le corde della viola da gamba; violava la gamba della corda, e così via, in un crescendo musicale che quasi quasi i rolling erano del tutto stoned.

Annoiatosi, dopo aver provato di tutto, decise di dedicarsi alla meccanica, interferendo con le batterie, i freni a tamburo, gli sterzi altrui, e persino gli orologi, rimessi un minuto prima. Ma non aveva tenuto conto della possibilità di una camicia di essere bianca, anche in tempi neri. E ciò lo spiazzò a tal punto da placarsi fino a mezzanotte, quando chiese a chi di dovere che cosa era opportuno fare.

E chi di dovere gli rispuose che non era poi il suo dovere, quello di spiegargli il da farsi, anzi. Era semmai il piacere a dover dovere (o non dovere). Passato per il ministero per la complicazione degli affari semplici, alla fine decise di dedicarsi alla propria fiaschetta di rum, e quindi rinunziò (fino al prossimo anno, ovviamente).

La morale della favola è prosit.

Todomodo ha postato alle maggio 06, 2008 12:50

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favole, ricorrenze, favolette

Son rimasto a dijuno

lunedì, 05 maggio 2008

Pur di recuperarlo prima che fosse troppo tardi. Dirò, o non dirò, ma insomma, è un film caruccio, discreto in ogni sua porzione, dagli attori (la Garner va dimagrendo troppo e ora sembra giuliaroberz con qualche anno in meno) alla storia finache alla sceneggiatura. Persino il doppiaggio si adegua al tono complessivo del film e si fa “sbarazzino” (o almeno è quel che mi vien da pensare, o dovrei piuttosto sospettare una qualche forma di burla).

La vicenda è nota, la narrazione lieve lieve pure, la giovinetta attrice dicono di sì, e quindi tutto funziona. In particolare, funziona il record sugli 800 (ma solo perché ero assente causa ferie) con lieve percentuale attonita (ma non troppo) e la trama intera, che va come un orologio.

Mi ha dato la sensazione di un film che ammicca ma con buone intenzioni, ergo anche se rimugino non riesco razionalmente a trovare la vera ragione del rimuginare. E, visto codesto andazzo, rimugino solo sul doppiaggio gergale (sì, è aderente, però è davvero pesante da ascoltare) e sulla reazione genitoriale, così garrula da sembrar inverosimile (corretta, ma inverosimile). Taccio il resto, e plaudo il fatto che non ci si sia arenati su idee e controidee cambiate al volo, come temevo.

Todomodo ha postato alle maggio 05, 2008 15:41

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cinema, film, arte, torture mediatiche

Una cosa è sicura, che del doman non v'è certezza

mercoledì, 30 aprile 2008

Il fatto buffo è che proprio durante il primo giorno di lavoro del paladino della sicurezza (il buon alè m’hanno) son stato derubato di un attaccapanni. Ad ogni modo, dovrebbe esser stato un italico, e ciò rende tutto più sicuro, meno male.

Ah, come è stata ripulita la facciata politica del nuovo sindaco nessuno mai davvero, sono quasi ammirato. Quasi quasi toccherebbe a codesti (rampelli e amici, mi dicono) lavorar per la ripulitura dei palazzi offesi dall’inquinamento, i risultati son garantiti.

Todomodo ha postato alle aprile 30, 2008 13:56

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fatti, analisi, oziosità

Abbiamo festeggiato il 25 aprile

martedì, 29 aprile 2008

Chico: Fuori c’è l’uomo della spazzatura!

Groucho: Digli che non ne vogliamo.

O forse sì.

In ogni caso, che schifo.

(c'era una volta:

XII

[ Disposizioni transitorie e finali ]

E' vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all'articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista
).

Todomodo ha postato alle aprile 29, 2008 10:51

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politica, barbarie

Prove d’integrazione politica

lunedì, 28 aprile 2008

Saluto romano ladrone (aò)

Todomodo ha postato alle aprile 28, 2008 11:17

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politica, barbarie, scempi

Tutta la vita in avanti, e le spalle in fuori

giovedì, 24 aprile 2008

Orbene, concludo il trittico cinematografico di questo periodo con un secondo film italico, quello del virzì. Italico ma germano, in verità. Germano che non è elio come Eliogabalo, ma germano come questo qui. E perché il germano fa così tanti film? E perché però ha recitato solo in uno di essi? La risposta è semplice, e sono io. Se non avessi rifiutato tutte le parti a me offerte, il germano, contattato sempre in seconda battuta, non avrebbe potuto recitarvi, ma al massimo farmi da stuntman. E il mondo ora sarebbe un posto migliore.

Detto ciò, e svelato il vero mistero di questo periodo storico (ce ne sarebbe un secondo, ma la risposta è semplice, si parli tutti della lega e dell’Italia che cambia (?) così passa), si può alfin discutere del film. Bel film, complessivamente, perché centra la questione. Il vero nodo debole è il classico ricorso allo stereotipo virziniano. Stucchevole, per certi versi, ma utile in ottica retorico-didattica, se il film deve trasmettere contenuti (cosa per esempio il cinema di Greenaway rende arduo, ma fa hip citarlo). Stereotipo che è fastidioso solo in un paio di casi, cioè nella desolazione del personaggio di Ghini (mi par che al cinema si tenda a perdere di vista un concetto: i ricchi STANNO BENE in percentuale maggiore rispetto ai poveri, qualcuno è infelice, indubbiamente, ma molti no, o non farebbero a gara per fare i ricchi) e nell’associazione carriera universitaria brillante/call center. Vero ma non solo (però in questo caso il messaggio è primario, e le approssimazioni deboli passano in secondo piano.

Bello il personaggio della Ramazzotti, e questo si ricollega al discorso di cui sopra, perché sarebbe stato degnissimo strumento di approfondimento, pur senza lauree di mezzo. Sarebbe stato un gran bel personaggio protagonista, con un’aurea di candore stridente con la realtà effettiva.

Bravo il Mastandrea (meno germano del germano, per fortuna e per sfortuna) e fulminanti le 3 figure becere dei non laureati/raccomandati/vergognosi etc etc.

Scena finale che induce alle lacrime, ma come in un congegno ad orologeria naturale, non forzato e perciò né falso né retorico (il congegno, ergo la scena). Bello, ma si esce con un senso di desolazione che giusto Loach e Mungiu. Ah, la locandina è davvero brutta.

Todomodo ha postato alle aprile 24, 2008 12:03

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cinema, film, arte, genialità, barbarie

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